domenica 9 novembre 2008

Tributo ad un maestro

Sono contento se, delle mie tante parole comparse su queste colonne, qualcuna vi è stata di conforto in un'ora difficile, o vi ha indotto a sorridere, o vi ha fatto sentire meno soli, se proprio non tutto, come regola del mio mestiere, è stato scritto sull'acqua

Queste parole di Enzo Biagi per me son state un manifesto. Io quando dissi per la prima volta di voler lavorare come giornalista non avevo ben chiaro cosa volesse dire. Avevo poco meno di sette anni ed ero affascinato da quei signori in giacca e cravatta che dalla televisione raccontavano a tutti cosa stavano succedendo in Italia e nel mondo che ci circondava.

Con il passare degli anni rimanevo affascinato da come le grandi firme mi potevano far capire come stava mutando la società nella quale stavo vivendo. La convinzione di voler fare quel mestiere diventava sempre più forte e la voglia di imparare dai grandi maestri pure.

Il manifesto di Biagi e dei grandissimi del giornalismo italiano era scritto sui loro pezzi. Pezzi veri che ci dicevano la verità e non quello che ci suggeriva un partito o un editore. Loro erano giornalisti perchè volevano vedere quello che dovevano raccontare e non si facevano dire da nessuno quello che doveva essere il taglio del loro articolo a costo di perdere un posto di lavoro, ma mai la dignità professionale.

Oggi così non è più. Le opinioni mutano in base alla corrente che tira. Molti giornalisti son servi di partito. Ma la legge del giornalismo dice che il lettore capisce e ti punisce. Prima o poi il conto viene servito per tutti.

Io credo ancora nel giornalismo vero. E' quello che voglio fare e che farò. E ringrazio, e non smetterò mai di farlo, tutti i colleghi che mi hanno insegnato a lavorare e che mi stanno dando una seconda possibilità di farlo.

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