
Vi voglio raccontare una storia. Vera. Una testimonianza che ho vissuto da pochissimi minuti, ma che mi ha toccato profondamente. Chi fa il mio mestiere conosce l'importanza di raccogliere fatti, a volte curiosi, altre volte toccanti, per raccontarli a tutti gli altri. Chi fa il mio mestiere conosce anche la difficoltà che a lungo andare si può provare a rimanere toccati e colpiti da una vicenda. I fatti sono fatti, quello che rende unica una vicenda sono i dettagli.
Credo che mi capiti una volta all'anno di andare al supermercato la domenica dopo pranzo. Mi succede solo quando mi rendo conto di non poterne fare a meno. Oggi è stato uno di quei giorni. Tra gli scaffali cerco quello che mi serve, leggo i prezzi e le indicazioni, poi mi dirigo verso la cassa e pago. Penso ai fatti miei mentre mi incammino verso l'automobile. A quello che è successo ieri, a quello che è successo l'altro ieri e a quello che vorrei accadesse oggi e domani. Arrivato vicino alla macchina vedo un'anziana signora carica di borse che con una cortesia estrema mi chiede se le posso dare un passaggio: "sa.. mio figlio non può venire a prendermi perché non l'ho avvisato per tempo".
"Ma certo signora salga", le rispondo io e lei comincia a raccontarmi la sua storia. "Mia figlia è morta da pochissimi giorni, l'ha colpita un infarto, uno di quelli che ti uccide in pochi minuti". "Mia figlia aveva 41 anni". "Mia figlia era esemplare, preparatissima, amata e apprezzata". "Mia figlia era in lista per un trapianto di cuore, ma non ha fatto in tempo a riceverlo". "Vuol dire che era arrivata la sua ora".
Parole pronunciata senza versare una lacrima. Solo ieri i funerali. Parole pronunciate con una compostezza che raramente si può trovare in tanta altra gente. In dieci minuti una donna anziana che mai avevo visto prima è stata in grado di spiegarmi il vero significato della parola dignità.
"Vada a vedere come era bella.. ci sono ancora i manifesti..". Sono andato a vedere, aveva un sorriso coinvolgente.